Finalmente se ne parla. Finalmente. Rifiuti, nucleare, acqua… il nostro futuro. Finalmente si parla del futuro. Partenza: sabato pomeriggio, da Agrigento, per raggiungere Bivona, la lontana Bivona. Strade tortuose insieme a Calò, a bordo della sua Grande Punto; da Raffadali, a Cianciana, da Cianciana ad Alessandra della Rocca: questo è il percorso. Terreni bruciati dal sole, torrenti rinsecchiti; poi… Bivona, che si alza dai miei occhi, verso un cielo limpidissimo. «Siamo a circa cinquecento metri dal livello del mare», mi dicono più tardi i cittadini. È davvero bella Bivona: tutta stretta su una collinetta dei monti Sicani, con attorno lo scenario di un maggio siciliano; la pietra degli edifici del centro storico, di un colore biancastro che sconfina verso il giallo chiaro, la presenta come una piccola perla all’interno del verde primaverile. Entriamo in paese. Prima di giungere alla “Casa del Popolo”, leggo su un cartello in legno: “Portale Arabo-Normanno”; ciò mi testimonia l’esistenza di un’antica storia per fortuna non perduta (è soprattutto la scritta “incisa” sul legno a confermarmelo). Arriviamo in piazza San Giovanni, dove ero stato a gennaio con molti gradi in meno, per l’iniziativa “Porte aperte ai Giovani Democratici”. Rivedo la “Casa del Popolo”, la sua aria affettuosa. «Essa venne edificata nei primi anni settanta», raccontano i bivonesi, «a suggello di una rivolta per l’acqua condotta dai nostri concittadini». Prima di entrare alla “Casa”, i miei occhi si perdono nella vallata; dalla balaustra posta in fondo alla piazza (la quale ha al centro il simbolo del paese: un ragno e una mezzaluna), accanto al Monumento dei Caduti da poco inaugurato, è illuminata dal sole la splendida
diga Castello, che mi affascina con i suoi scintillii. Ma il convegno è sul punto di iniziare, e dunque rientro alla “Casa del Popolo”, velocemente. All’ingresso, vengo accolto da personaggi piuttosto curiosi: piccole sculture in terracotta forgiate da Stefano Gallitano, dalle forme più disparate, che portano la mia immaginazione alle primordiali pitture rupestri; le osservo, ne ammiro i contenuti. C’è ancora arte in giro, c’è ancora senso di bellezza.
La prima cosa di cui vado in cerca è l’acqua, l’acqua delle sorgenti. Le fontane che ho notato disposte per la città, sono un miraggio per un agrigentino come me! Un ragazzo molto alto, dietro un bancone, mi offre gentilmente un bicchiere; sorseggio: il miraggio si fa realtà. Mi reco nella sala che ospiterà il convegno. Al di là del bancone, attorno al quale siederanno i relatori, attira la mia attenzione un ritratto di Che Guevara, dipinto sulla parete di un piccolo stanzino. «Questo è il nostro museo», dice un ragazzo fierissimo, che mi accompagna a mo’ di cicerone per visitarlo, «Lo abbiamo messo in piedi noi, per la memoria». La memoria! Assume un significato profondo la parola “memoria”, quando essa è pronunciata da un giovane. Entro nel “museo”: ci sono, appese al muro, le foto in bianco e nero dei maggiori teorici del comunismo. Al centro della stanza, un ciclostile pare voglia raccontare le battaglie passate. «Ne abbiamo scritti di volantini ai tempi!», esclama un uomo sulla cinquantina, accarezzando l’apparecchio come se esso avesse vita. Mi volto: indaffaratissimo, un ragazzo pone sul tavolo dei relatori alcune bottiglie di acqua (acqua di Bivona, si intende!), sistema su un piedistallo il proiettore, chiede aiuto ai suoi compagni… È Christopher Lauro, segretario dei Giovani Democratici di Bivona; mi avvicino e ascolto le sue parole: «Siamo noi che dobbiamo preservare l’ambiente. La “due giorni” è necessaria per comprendere quali errori sono stati commessi nella contemporaneità». L’obiettivo?, chiedo. «È molto semplice: ci sensibilizziamo e sensibilizziamo la cittadinanza e la provincia. Siamo noi, ribadisco ancora una volta, che dovremmo aver cura del futuro, e nessun altro». Il primo giorno è dedicato ai rifiuti. Intorno alla sedici, i relatori sono tutti pronti; sulle sedie, compagni del partito e gente comune. Un ragazzo con i capelli a spazzola tiene stretto il microfono tra le mani; è Salvatore Gazziano, Segretario Provinciale dei Giovani Democratici. Dopo aver ringraziato e salutato i presenti, aggiunge: «Vorremmo creare una coscienza critica nella cittadinanza. L’obiettivo è invitare a interessarsi ai temi della politica che, come si cerca di dimostrare, è uno strumento utile per risolvere le problematiche che evitano il nostro naturale progresso. Le due grandi giornate che ci aspettano, incentrate sui tre più chiacchierati temi della nostra attualità, cioè i rifiuti, il nucleare e l’acqua, saranno condotte soprattutto da personalità di spicco della politica regionale e culturale italiana; con ciò si fornirà, oltre a una necessaria informazione sociale, un dibattito notevole dal punto di vista qualitativo. Spero che il nostro lavoro sarà uno stimolo maggiore per continuare un percorso politico in maniera unitaria». La “due giorni” ha inizio. Dopo qualche ora, lascio la sedia e mi reco nuovamente in piazza San Giovanni. Il sole sta tramontando, e i suoi raggi ormai illuminano a stento Bivona. Una ragazza, mora, che stringe i pugni mentre parla, lascia dichiarazioni ai giornalisti; si chiama Nelli Scilabra, Presidente Direzione Giovani Democratici di Sicilia. La ascolto: «In questa “due giorni” abbiamo trattato di rifiuti, nucleare e acqua, temi protagonisti nel prossimo referendum. La nostra provincia, purtroppo, mostra alcune lacune nei confronti dell’ambiente. In pochi comuni, vedi Bivona o Burgio, si è davvero avanti. Ho notato che i mass media trattano poco di questioni ambientali. Ritengo che la nostra terra abbia bisogno, invece, di vera innovazione».
La serata si conclude all’incirca alle venti e trenta, dunque nei termini previsti. Ci rechiamo al Convento dei Cappuccini, al nord del paese, che ospiterà lo squadrone GD per la notte. È un normalissimo convento, che in passato ospitò San Bernardo da Corleone; non è un piccolo particolare per chi ne ha sentito parlare. Dopo aver preparato i letti, si riscende in paese, in contrada Cafuto per la precisione, al “Pepenero”. All’angolo di una sala, composta da tavolini in vetro e comodissimi divani arancioni, ci sono, con gli strumenti in mano, una ragazza e tre ragazzi di Enna (alcuni dei quali con le dreads), che si fanno chiamare “Rebel Folk”. L’orologio scocca la mezzanotte, e nell’aria si spande il suono di un accordo: è la riconoscibilissima “Bella Ciao”, che tutti cantano in coro. Dopo pochi minuti, i “Rebel Folk” mettono in rassegna pezzi propri, di Fabrizio De Andrè, dei Modena City Ramblers, di Vinicio Capossela e altri. Il cantante conduce il suo spettacolo con intelligenza: introduce ogni canzone raccontando una storia, permettendo agli ascoltatori di entrare in un contesto quasi teatrale. Danzano tutti; quello che accade, lo godo con il metodo che più preferisco: l’osservazione… seduto, o quasi nascosto. Esco dalla sala; un ragazzo, dai cui baffetti appena accennati ritengo che si trovi in piena adolescenza, osserva il cielo notturno. In alto c’è la luna crescente, le stelle sparse secondo il loro misterioso ordine. Difficile trovare un ragazzo, oggi, che non abbia gli occhi incollati sullo schermo di un computer. Mi domanda: «Lei scrive?». Diciamo, rispondo. Mi dice di avermi notato alla “Casa”, con la penna e il taccuino in mano per tutto il pomeriggio. Da lì, tesse un racconto interminabile su suo nonno, «Comunista vecchiu stampu era! E iu comu a iddu sugnu. Iu sugnu me nannu!», racconto che mi affascina tantissimo, poiché ricchissimo di argomenti, alcuni semplici, altri di una profondità che pochi riescono ad esprimere. Si ritorna al convento alle due circa, con “Bella Ciao” che risuona nelle orecchie. Tutti entrano nelle camere. Dopo gli ovvi commenti sulla serata, le barzellette raccontate dal più ispirato… insomma, dopo il tempo necessario per smaltire l’euforia, termina nel silenzio la notte a Bivona.
Alle otto suonano come campane i trilli dei cellulari, che ci svegliano con un’unica intenzione: infrangerli al muro. Tuttavia ci svegliamo, e in meno di dieci minuti c’è chi è addirittura pronto per la giornata. Ma c’è anche chi non lo è: quelli che hanno fatto la doccia, o che si sono vestiti, punzecchiano coloro che ancora se ne stanno sdraiati a letto, i quali si intrattengono tra le calde coperte, avendo sentito la fresca aria mattutina. Si scende in mensa, dove troviamo la tavola apparecchiata per la colazione; è un’immagine davvero piacevole. Su un carrello in metallo ci sono caffè, latte, tè. Non lontano da me noto un piccolo barattolo di vetro: è marmellata. «Di pesche», aggiunge qualcuno. Certo: pesche, pesche di Bivona. «Le migliori!», dice un altro. Si lascia il convento per piazza San Giovanni; la “Casa del Popolo” è aperta. Tanti bambini corrono per la piazza: è domenica. Cerco il programma dei convegni: temi di oggi, il nucleare e l’acqua. Sono le nove e trenta; vedo avvicinarsi alla “Casa” Salvo Nicosia, Segretario Regionale GD. Parla con i presenti che, intanto, lo salutano: «Ritengo che le tre tematiche siano legate da un filo rosso, sul quale scorre un motivo di discussione abbastanza semplice, ma sempre importante: la vivibilità del territorio e la cura per il futuro». Scorre la mattinata. Alle tredici e trenta ci dirigiamo nuovamente al “Pepenero”. Il profumo di buon cibo che fuoriesce dalle cucine del ristorante, e la fame, fanno a botte. Ci sediamo tutti con una certa celerità. Il pranzo? Da sceicchi: antipasti, non so quanti; tre primi (sì, tre); fettina arrostita di maiale; salsiccia “cu cimulu duci”; mele, kiwi, ananas, fragole. Purtroppo siamo “fuori tempo” per le pesche di Bivona. Finito il caffè, con la pancia piena si ritorna alla “Casa”. Sono le quindici e trenta; tra poco si discuterà di acqua, tema di cui mi occupo da tempo perché… forse è meglio tralasciare questo perché. Tra i relatori c’è Fausto Raciti, Segretario Nazionale GD, che spiega: «Il tema di questa “due giorni” è davvero indovinato. Si parte dall’ambiente, si passa per la gestione dei rifiuti e si approda alla questione acqua… il tutto per determinare la qualità della vita dei cittadini. Questi non sono temi astratti, ma concreti; ed è doveroso, da parte dei Giovani Democratici, occuparsi di tali tematiche». L’ultimo incontro si chiude alle diciannove. Vedo la gente sparpagliarsi; qualcuno si intrattiene ancora dirimpetto la “Casa”, conversando animatamente. I ragazzi, che indossano una t-shirt bianca con scritto: “Nel difendere l’acqua mi difendo”, frase di Danilo Dolci, si salutano, si ripromettono di incontrarsi nuovamente. Cosa è accaduto nella “due giorni”? In breve: un passo avanti.
Dario La Mendola, critico letterario.
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